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Il mantello di Porpora candidato allo Strega

5 aprile 2014

Il romanzo Il mantello di Porpora di Luigi De Pascalis, pubblicato da La Lepre Edizioni nella collana Visioni,  è ufficialmente candidato al Premio Strega 2014, edizione LXVIII. Per il libro due presentatori d’eccezione: Filippo La Porta e Claudio Strinati.

«De Pascalis mescola meditazione filosofica e gossip imperiale in un romanzo shakespeariano degli intrighi di potere». 

Filippo La Porta

 

«…Una scrittura coinvolta con un’idea classica di romanzo, passata al filtro di un gusto sottile».

Claudio Strinati

Il mantello di porpora COP

Luigi De Pascalis

Il mantello di Porpora 

Ascesa e caduta dell’imperatore Giuliano

La Lepre edizioni

La biografia di Flavio Claudio Giuliano, l’ultimo imperatore pagano, passato alla Storia come l’Apostata

Il libro

Il mantello di porpora racconta l’ascesa e caduta di Flavio Claudio Giuliano,  l’ultimo imperatore pagano passato alla storia come l’Apostata: un personaggio di grandiose passioni e ambizioni, che alle prerogative di sovrano assommò quelle di filosofo, letterato, pensatore fra i più brillanti del suo tempo. Demonizzato dalla storiografia medievale in quanto nemico del  cristianesimo, Giuliano in questo libro si riappropria della sua complessa personalità ed emerge in tutto il suo spessore di intellettuale elleno formatosi con i più grandi eruditi del suo tempo. Luigi De Pascalis ha scelto infatti di narrare le vicende dell’imperatore che si ispirò dichiaratamente a Marco Aurelio e ad Alessandro Magno dando risalto alla sua ansia eroica di assoluto, alla sua idea di amicizia e fraternità, al suo misticismo destinato ad essere corrotto dal rapporto devastante con il potere, quella porpora che tutto irrimediabilmente avvelena. La biografia romanzata di Giuliano è anche l’affresco drammatico della fine di un mondo e dell’inizio di una nuova era, tra le lotte feroci di potere che nel IV secolo portarono all’avvento di un cristianesimo già assai lontano dal dettato evangelico.
La narrazione di Il mantello di porpora si basa su due manoscritti: il primo opera dell’eunuco Evemero, schiavo e segretario di Giuliano, e il secondo di Mardonio, figlio misconosciuto dell’imperatore. Dalle due voci narranti proviene al lettore anche la descrizione “da dentro” di una civiltà millenaria al suo epilogo. La vicenda è nota, ma stavolta è raccontata inusualmente dal punto di vista dei vinti, dei disillusi, dei dimenticati dalla Storia. Nel naufragio del sogno neopagano di Giuliano imperatore si innesca definitivamente l’epilogo una civiltà millenaria, di un sistema consolidato di valori in procinto di essere scalzato da un nuovo ordine, mentre il conflitto tra verità e menzogna si fa insanabile, tingendosi di sangue.
Il mantello di porpora conferma la predilezione di De Pascalis per le epoche di grandi cambiamenti, spalancate su un ignoto inconoscibile, nelle quali è impossibile non rintracciare analogie con il nostro presente: l’Ellade spiritualmente morente della seconda metà del IV secolo rimanda alla Grecia odierna, umiliata e affamata in nome del dio Mercato, alla quale è dedicato il romanzo.

L’autore

Luigi De Pascalis è uno dei più apprezzati autori italiani di narrativa fantastica e gialla. Ha vinto i premi Tolkien e Courmayeur ed è stato finalista del premio Camaiore di Letteratura Gialla. I suoi racconti sono inclusi in moltissime antologie del fantastico italiane e straniere. Oltre a Il mantello di porpora, con La Lepre Edizioni ha pubblicato i romanzi La pazzia di Dio, Rosso Velabro, Il labirinto dei Sarra, Il nido della Fenice e la graphic novel Pinocchio, vincitrice nel 2012 del Premio “Pinocchio di Carlo Lorenzini”. Con altre case editrici ha pubblicato i romanzi La dodicesima Sibilla e Il signore delle furie danzanti (entrambi per Hobby & Work Publishing) e La morte si muove nel buio (Mondadori, 2013).

Dall’ introduzione dell’autore

…I miei romanzi toccano tempi e temi diversi; eppure, a chi capitasse di leggerli tutti non sfuggirebbero i fili conduttori che li legano. Intanto la predilezione per le epoche di grandi cambiamenti, quando un sistema di valori comincia a scalzarne un altro e nel farlo rende più evidenti le menzogne travestite da verità indiscutibili con cui chi domina guida, spesso verso il baratro, chi è dominato. Si tratti degli interessi economici travestiti da patriottismo che fanno da sfondo a La pazzia di Dio (romanzo sulla Prima guerra mondiale e sul conseguente disfacimento del mondo contadino), o si tratti delle feroci lotte di potere che attorno al IV secolo hanno portato al definitivo sopravvento dei cristiani sui pagani, come avviene in Il mantello di porpora, forse il più riuscito dei quattro romanzi da me dedicati a quel periodo storico. L’io narrante è per gran parte Evemero il Libico, un eunuco compagno, amico e segretario di Flavio Claudio Giuliano, l’imperatore che sarebbe passato alla storia come l’Apostata.
Evemero è un personaggio storico di cui non si sa quasi nulla e io l’ho immaginato via via più scettico e disilluso sia nei confronti dei cristiani che dei pagani, e perfino guardingo nei confronti dell’amatissimo padrone – un uomo tormentato e complesso, avvelenato dal potere corruttivo della porpora imperiale, abbagliato dal sogno di ripercorrere le orme di Alessandro il Macedone per riconquistare il mondo intero agli dèi.
Il mantello di porpora vede i fatti più dal punto di vista dei pagani che dei cristiani, dando voce agli sconfitti e ai dimenticati dalla Storia, primo fra tutti a Giuliano con il suo progetto di restaurare i culti pagani. Impossibile non vedere una forte analogia con il periodo che stiamo vivendo. I mercanti hanno quasi scacciato il Dio cristiano dal suo tempio e ora ci sono templi dedicati a un nuovo dio, il Mercato. Un dio capace di ridurre alla fame e alla disperazione interi popoli semplicemente sono le Borse e la Finanza.

La Grecia, a cui in onore delle convinzioni di Giuliano dedico il romanzo, pur essendo l’origine e il simbolo della nostra civiltà, è il segno più vistoso del fatto che i vecchi valori (come i vecchi dèi, compreso quello cristiano) sono minacciati da una nuova era a confronto della quale temo che persino il più buio Medioevo del nostro immaginario sia una mitica età dell’oro. Peccato che non vi sia neppure un Apostata disposto a mettere in gioco la propria esistenza per tentare di allontanare dal baratro questa civiltà morente. Perché l’abisso che abbiamo ora davanti non è meno profondo e oscuro di quello che si prospettava all’Impero romano alla vigilia della sua caduta.
Il mantello di porpora non si pone quindi solo l’obiettivo di raccontare al meglio (e temerariamente, dato il magnifico Giuliano di Gore Vidal) la storia affascinante di un uomo divorato da un’ansia di assoluto ignota a tutti o quasi i leader contemporanei, di un condottiero filosofo che ambiva a misurarsi con i migliori tra coloro che l’avevano preceduto; vuole anche far riflettere sull’essenza di un’epoca molto simile alla nostra nelle sue crudeltà e contraddizioni, dall’iniqua distribuzione della ricchezza alla decadenza economica e morale, dalla corruzione diffusa a tutti i livelli alla perenne guerra di frontiera oggi travestita da lotta al terrorismo internazionale e all’immigrazione.
Uno dei miei personaggi afferma: «Che importa quale nome diamo al nostro Dio, se non siamo capaci di dire “noi” invece che “io”?». Ecco, temo che allora come oggi il nocciolo amaro della questione sia questo».

Luigi De Pascalis

Il mantello di Porpora 

Ascesa e caduta dell’imperatore Giuliano

La Lepre edizioni

Collana: Visioni
Pag: 480
Prezzo: 18 EURO
ISBN 978-88-96052-90-7


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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