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Il re (Iperborea)

1 novembre 2012

Fedele alla tradizione letteraria persiana che prescrive di “istruire divertendo”, dopo Scrittura cuneiforme e La casa della moschea Kader Abdolah prosegue nel percorso a ritroso di restituzione delle vicende patrie, tessendo un ambizioso e imponente romanzo attorno ai numerosi, capitali eventi che caratterizzarono la storia dell’Iran nella seconda metà dell’Ottocento, culminati nei moti costituzionali dei primi anni del nuovo secolo.

Kader Abdolah

IL RE

Iperborea

“Uno dei più grandi scrittori olandesi”.

L’Espresso

Il libro 

Il re si aggiunge alla serie di opere testimonianza con cui Abdolah sta tenendo fede all’impegno assunto dopo aver lasciato l’Iran, ovvero di continuare a combattere con la penna, come ha dichiarato in una recentissima intervista: “Ho lasciato morti dietro di me, i miei compagni di lotta sono in carcere o sono sepolti in qualche cimitero, mentre io vengo ricevuto ovunque come un re. Ho un obbligo verso di loro e devo onorarlo, o la mia fuga sarà una sconfitta.”

Protagonista di Il re è la figura romanzata dello scià Nasser Al-Din Shah Qajar, che regnò dal 1848 al 1896, anno del suo assassinio. Lo scià è l’incarnazione dell’inettitudine, dell’incapacità di intercettare gli snodi cruciali della Storia; debole, ostinato, vendicativo, maldestro poeta, appare molto più interessato alla sua colazione mattutina, alle 230 donne del suo harem d’altri tempi e al suo enigmatico gatto Sharmin che ai problemi dell’Iran; succube della madre e vittima della propria ignavia, è l’incarnazione del potere sordo e ottuso, destinato alla sconfitta in un mondo in rapido mutamento. È in questo momento infatti che si allungano sulla Persia le mire dei due protagonisti del Grande Gioco, la Russia a Nord, e l’Inghilterra, interessata a garantirsi le vie marittime e terrestri di accesso all’India, oltre che a sfruttare i giacimenti di petrolio nella regione meridionale del paese.

L’altro protagonista della narrazione e contrapposto allo scià è il visir, Mirza Kabir (trisavolo dello stesso Kader Abdolah), che invece guarda all’Occidente e auspica per il proprio paese un futuro di progresso, sognando la costruzione di fabbriche, ferrovie, ospedali, il diffondersi dei vaccini e del telegrafo, e una Teheran in cui finalmente facciano la loro comparsa gli orologi. Colpiscono la sua dignità, la sua solitudine in mezzo ai complotti, la sua lungimiranza politica, la malinconica consapevolezza del suo ruolo e del destino che lo attende, il tenero amore mediato da versi poetici che lo lega alla moglie, il senso del dovere.  Nello scontro tra i due a soccombere è Mirza, ma le sue idee di modernità, il suo illuminismo sono le forze della storia a cui lo scià non può opporsi: mentre le città persiane vengono collegate con il telegrafo, per le strade e nei bazar monta la rivolta. È l’inizio di un’inattesa, epocale rivoluzione: agli abitanti di un stato ancora feudale e latifondista viene messa a disposizione la più avanzata tecnologia della comunicazione di quel tempo.

È grazie all’indomita vivacità e al gusto per la scrittura, l’invenzione e l’ironia che Abdolah si conferma scrittore di razza nel tradurre un ambizioso e imponente affresco storico in una neo favola olandese ispirata a stilemi orientali. Ma a colpire ancora di più che nei suoi romanzi precedenti è la capacità unica di Abdolah nel farsi interprete del presente: il momento storico in cui è stato pubblicato (luglio 2012), in casuale anticipazione della “primavera araba”, evidenzia l’estrema attualità del Re in quanto storia di quel “contagio dell’Occidente” che, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione (il telegrafo allora, i social network oggi), rappresenta la speranza di un cambiamento alla lunga inesorabile. In questo senso, il romanzo fa sentire con potenza “la storia che bussa alla porta” e ha il pregio di sollecitare il lettore a riflettere sulla storia di paesi, come Iran e Afghanistan, ancor oggi cruciali per la storia del mondo.

L’autore

Kader Abdolah, nato in Iran nel 1954, perseguitato dal regime dello scià e poi da quello di Khomeini, rifugiato politico in Olanda dal 1988, è diventato uno dei più importanti scrittori di questo Paese, costantemente nella lista dei best-seller. Con Scrittura cuneiforme conquista il pubblico internazionale. La casa della moschea, votato dai lettori olandesi come la seconda migliore opera mai scritta nella loro lingua, è Premio Grinzane Cavour 2009. Tutti suoi romanzi sono pubblicati in Italia da Iperborea.

Altre opere di Kader Abdolah tradotte in Italia:

 

Il messaggero, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea 2010

La casa della moschea, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea 2008

Ritratti e un vecchio sogno, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea 2007

Calila e Dimna, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea 2005

Scrittura cuneiforme, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea 2003

Il viaggio delle bottiglie vuote, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo, Iperborea 2001

Kader Abdolah

 IL RE

Iperborea

Trad. dal nederlandese e postf. di Elisabetta Svaluto Moreolo

Titolo originale: De koning (2011)

pp: 448 – Prezzo: € 18,50

Isbn: 978-88-7091-506-8 – N. 206

Vai al sito di Iperborea

 

 

 

 

 

 

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