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Senza paracadute (Adda)

25 ottobre 2012

Oggi un libro la cui prefazione – che pubblichiamo integralmente – è scritta dal giornalista Antonio Caprarica. L’autore è Antonio Loconte, “uno che – come scrive Caprarica – il giornalismo ce l’ha nel sangue”.

Antonio Loconte

Senza paracadute

Diario tragicomico di un giornalista precario

prefazione di Antonio Caprarica, disegni di Gaetano Longo

 Adda editore

Il libro

Dall’improvviso licenziamento all’esordio, il sogno diventa incubo dopo aver camminato cinque metri sopra il cielo. Senza paracadute è la storia di un cronista qualunque, uno di quelli lontani da lustrini, riflettori e stipendi faraonici. Un manovale della parola costantemente appeso al filo sottile del precariato, lo stesso che tiene in bilico metalmeccanici e impiegati. Eccezionali sono invece le centinaia di storie attraversate come un uragano dall’autore durante il suo tortuoso percorso professionale e umano, fatto di sgambetti, decisioni delicate, rinunce, qualche gratificazione, ma nessun rimpianto.

Una riflessione ironica sull’attuale stato di salute e il futuro del giornalismo italiano, insieme alle considerazioni agrodolci sul mondo del lavoro. Una storia vera vissuta su una pelle ormai piena di segni e speranze.

Cos’hanno in comune il racconto di un drammatico incidente stradale e quello di un provolone da guinness world record? Il dovere di non stare zitti diventa passione, impegno, voglia di dare voce a chi resterebbe per sempre ai margini di una società pronta a sentenziare nei talk show pomeridiani, ma incapace di ascoltare il bisogno del vicino di casa.

Senza paracadute non è solo un libro per addetti ai lavori. È soprattutto l’esempio concreto di quanto possa essere stravolta anche la più tranquilla delle esistenze e di come ognuno reagisca in maniera diversa a ciò che sfugge alla logica.

La prefazione di Antonio Caprarica

    Il manoscritto di Antonio Loconte mi è arrivato come usano i messaggi in bottiglia del nostro tempo, sulle onde confuse e frenetiche della Rete. Era accompagnato soltanto da un appello affettuoso e stringato: lo legga, per piacere, e se lo trova interessante, vuole scriverne la prefazione? Ho cominciato a “scrollare” (come da gergo informatico) il testo sullo schermo, e non mi sono fermato sino alla fine. Leggevo e ridevo e sbalordivo, e nelle scene autobiografiche del giornalista precario – e per di più meridionale …ehee, ma che sfiga! – risentivo il gusto nero del romanzo di Bianciardi, rivedevo il sorriso storto prestato da Tognazzi all’improbabile eroe balzacchiano de “La vita agra”. “Và a lavurà che l’è mei”, era la saggia risposta del tempo alle ambizioni in eccesso. Ma oggi, “a lavurà”, dov’è che vai?

    Tra tanta sociologia e dotte analisi di economia sulla “generazione saltata”, il racconto di Antonio possiede la verità intima che anima la letteratura. Nelle sue pagine un cronista “transitorio” non è soltanto uno stipendio-ombra che stilla livore verso i fortunati del contratto fisso, ma un uomo capace di riversare passione su una “breve” di nera, un personaggio che irride e commuove, un combattente indomito come il mitico Dick Tracy. E certi potenti che si trova di fronte hanno la sfacciataggine e l’improntitudine dei finti catoni di “Bel Ami”, interessati come  gli editori mafiosi di Maupassant a vendere contenti la decenza più che copie di giornale.

   E’ uno strano e meraviglioso mestiere, quello del giornalista. Il nostro mestiere. L’unico che legittima l’insana e illecita curiosità verso le vite degli altri. L’unico che autorizza a raccontare il dolore con l’obbligo di non commuoversi. L’unico che permette all’indignazione di farsi pagare un tanto a riga. Un “tanto”, quanto? Beh, per  i giornalisti della “generazione Loconte” quel “tanto” è meno, spesso anche la metà, della paga minima oraria della colf. E adesso che la Finanza indaga, giustamente, sul regolare versamento delle “marchette” alle collaboratrici famigliari,  non restano che i “precari a mezzo stampa” a non potersi nemmeno ammalare .

    Loconte, come capirete leggendo questo libro,  è uno che il giornalismo ce l’ha nel sangue. Non perché glielo assicurano i maestri che stima ma perché lo testimonia la sua scrittura. Nitida, tagliente, che alterna i toni del sarcasmo e della commozione non diversamente da quelle grandi firme – da Montanelli a Pannunzio – che lui cita quasi religiosamente. Prendete un Loconte, mettetelo in un giornale e aspettate il suo prossimo scoop: non tarderà. Invece, lui c’era in un giornale, lo hanno preso e sbattuto sul marciapiede. Non discuto – non sarebbe nemmeno giusto – le ragioni delle aziende. Mi chiedo invece dov’è che abbiamo cominciato a sbagliare, e come possiamo oggi rimediare – come giornalisti, come italiani – se il meglio di una generazione finisce accantonato, costretto a coltivare l’ozio o il risentimento, pressato da una sensazione di inutilità che spinge i più deboli all’autodistruzione.

    Per questo l’autobiografia di “un giornalista senza paracadute” è molto più dello sfogo di una vittima della solita “Italia alle vongole”. La storia di Antonio è il paradigma di un paese che si nega il futuro. Eppure, non si chiude alla speranza: almeno finché l’istinto di ribellarsi, la feroce determinazione di non chinare la schiena (caro Ciampi, bastassero gli appelli…) ci costringeranno, tutti, a interrogarci. Sullo spirito di clan, la logica delle clientele, il meccanismo parassita delle raccomandazioni. La cronaca “nera” di Loconte vale più di mille editoriali.

 Antonio Caprarica

La videosigla di presentazione


 

 

L’autore

Antonio Loconte, classe 1978, è un giornalista di strada, professionista dal 2003 dopo una lunga gavetta. Scrive, racconta, indaga e rompe le scatole a chiunque da 17 anni. Ha comunque più amici che nemici. Ha vinto il premio Michele Campione (sezione cultura) nel 2006 ed è stato segnalato nel 2011 (sezione cronaca). Ha lavorato per il Tg Norba e il canale all news Tg Norba 24; realizzato servizi televisivi anche per La7, TV e SAT 2000, Adnkronos. Alcune sue interviste sono andate in onda nei principali telegiornali delle reti Mediaset.

Dal 2005 e fino alla chiusura del giornale, ha collaborato con il free press Leggo, coordinando per un breve periodo la redazione di Bari; ha scritto per Corriere della Sera Salute, Il Messaggero, le iniziative speciali della Gazzetta del Mezzogiorno e alcune riviste specializzate nelle due e quattro ruote. È redattore di Eco Motori ed Eco Motori Trasporti.

È docente in diversi corsi di formazione sul giornalismo televisivo e gli uffici stampa. Si è occupato della comunicazione della Fiera del Levante; di Innovabilia, per conto dell’Agenzia regionale per la Tecnologia e l’Innovazione della Puglia; del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola per la Provincia di Bari e della Federazione italiana muay thai. Nonostante i devastanti effetti della crisi e un numero ormai spropositato di giornalisti e presunti tali, crede ancora che questo sia il mestiere più bello del mondo.

Senza paracadute

Diario tragicomico di un giornalista precario

di Antonio Loconte

prefazione di Antonio Caprarica, disegni di Gaetano Longo

2012, pp. 244, ill. a colori, f.to 15×21

ISBN: 9788867170043

euro 15,00

 

 

 

 

 

 

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