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I virus non aspettano (Marsilio)

10 ottobre 2012

Oggi parliamo di Ilaria Capua, la donna che ha isolato il virus dell’influenza aviaria e che ha portato avanti una campagna per il libero accesso alle sequenze genetiche. La prima donna, la prima mamma, il primo scienziato sotto i 60 anni a vincere il premio Penn Vet World Leadership AwardIl Wall Street Journal l’ha definita «la strong lady della ricerca scientifica» Science l’ha definita «Italy’s Influenza Diva». A molte lettrici (e a molti lettori) del blog piacerà il suo motto: «Alla fine, gira e rigira, le cose devi fartele da sola».

Finalmente una che ha capito tutto del lato B. Ci voleva una scienziata. Brava Ilaria

Beppe Severgnini

Ilaria Capua

I virus non aspettano

Avventure, disavventure e riflessioni di una ricercatrice globetrotter

Prefazione di Alan M. Kelly

Marsilio

 

La scienziata italiana famosa nel mondo per aver sfidato con successo l’organizzazione Mondiale della Sanità e il conservatorismo nella scienza si racconta con sincerità e ironia in un libro autobiografico

 

 

 Il libro

Con le sue scoperte e le sue decisioni coraggiose e controcorrente si è imposta all’attenzione mondiale. I riconoscimenti internazionali non le mancano: eletta «mente rivoluzionaria» del 2008 dalla rivista americana «Seed», è entrata nella classifica dei 50 scienziati top di «Scientific American» e nel settembre 2011 ha ricevuto il prestigioso Penn Vet Leadership Award, il massimo riconoscimento nel suo settore. Eppure Ilaria Capua, la scienziata veterinario che il mondo ci invidia, seppur consapevole dell’importanza dei traguardi raggiunti, non si ritiene un’eroina, una martire votata alla scienza, ma semplicemente una donna che crede fortemente in quello che fa e che, non senza fatica e difficoltà, è stata in grado di sfruttare le opportunità che la vita le ha presentato. Con molta sincerità e una buona dose di ironia racconta che il mestiere del ricercatore non è solo microscopi, stanzette buie e libri, ma può rivelarsi un’avventura intensa ed esaltante. Ne emerge il ritratto a tutto tondo di una donna al tempo stesso normale e straordinaria, che non si prende troppo sul serio e non ama andare in giro a dire quanto è brava. Perché brava lo è davvero.

 

«Uno dei sentimenti che mi motiva a raccogliere ogni giorno nuove sfide e ad andare a volte contro tutti per difendere quello in cui credo è proprio l’orgoglio nazionale. Io sono orgogliosa di essere italiana, sono orgogliosa di essere una donna di scienza italiana riconosciuta nella sua comunità di riferimento e in tutto il mondo. Quando vado in giro e incontro i colleghi di altri paesi, oppure quando mi capita di conoscere personaggi molto più quotati di me in campo scientifico, in quello della politica, della ricerca o della sanità, sono fiera di essere riconosciuta e apprezzata. Perché tutto ciò che ho fatto l’ho fatto in Italia, e nell’ambito del tanto vituperato servizio sanitario nazionale. Ovvero, l’ho fatto come dipendente pubblico. Ritengo di essere una delle testimonianze che anche in Italia si può eccellere, si può fare dell’ottima sanità, si possono influenzare anche meccanismi di politica sanitaria internazionale, pur essendo parte del servizio pubblico

 

 

L’autrice

Ilaria Capua (Roma, 1966) laureata in Medicina veterinaria all’Università di Perugia, si è specializzata presso l’Università di Pisa e ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Padova. Dirige il Dipartimento di Scienze biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie. In campo scientifico ha dato un apporto fondamentale alla comprensione dell’influenza aviaria, e nel 2000 ha sviluppato DIVA, la prima strategia di vaccinazione contro l’aviaria, raccomandata oggi da organizzazioni internazionali come la FAO e l’Unione Europea. Ma la sua fama internazionale deriva soprattutto dalla battaglia che ha portato avanti nel 2006 – quando ha deciso di sfidare il sistema depositando la sequenza genetica del primo ceppo africano di influenza H5N1 in un database “open access” anziché in uno ad accesso limitato –  in favore della trasparenza dei dati genetici dei virusinfluenzali per una ricerca più efficiente. Il suo appello è stato raccolto dalle principali organizzazioni internazionali che oggi promuovono la trasparenza e la condivisione delle informazioni. In dieci anni ha trasformato un gruppo di soli sette ricercatori in un’équipe di settantacinque che svolge ricerca di alto livello nell’ambito di progetti europei e finanziati da altri organismi internazionali. È sposata e ha una figlia.

 

Ilaria Capua

I virus non aspettano

Avventure, disavventure e riflessioni di una ricercatrice globetrotter

Prefazione di Alan M. Kelly

Marsilio

Collana: GLI SPECCHI

Vai al sito della casa editrice

 

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